Ridatemi Bruno Pizzul

La rubrica Formato di Piazza torna su Pronostici di Piazza, per farci sorridere con la sua ironia tagliente ed impertinente, che non guarda in faccia nessuno. Oggi, per il quarto episodio, Raffaele Formato si scaglia contro la monotonia delle dichiarazioni dei telecronisti e sente, in questo clima, la nostalgia di Bruno Pizzul. Non perdetelo.

 

Bruno Pizzul

 

 

Fra i primi ad essersi discostati dallo stile classico delle telecronache calcistiche ci sono quelli delle TV satellitari. All’inizio rimanevo rapito, affascinato dalle loro “voci”. Uno stile totalmente nuovo, quasi aggressivo. Quelle urla prolungate dopo il gol erano emozionanti. Roba che le telecronache classiche apparivano di un secolo prima. Oggi, a distanza di qualche anno, pagherei per riavere indietro il buon Bruno. A tratti certe telecronache sono diventate a dir poco inascoltabili. A dir la verità non sono più telecronache, piuttosto un mix di considerazioni personali extracalcistiche quasi sempre molto opinabili. Strettamente legate al numero di abbonati in ascolto finiscono per essere una specie di film già visto e rivisto.

Se in uno scontro Destro / Astori durante Cagliari – Roma l’attaccante rifila un pugno al difensore e il telecronista in diretta mi racconta esattamente il contrario c’è sicuramente un problema.

Se la Juve segna un gol in fuorigioco evidente e il telecronista afferma che “era difficile da vedere” c’è sicuramente un problema.

Se il Napoli segna un gol in fuorigioco al Genoa, non parte il replay che lo evidenzi e il telecronista non si accorge del fuorigioco (cosa lampante anche da casa) c’è sicuramente un problema.

Ma voglio provare a fare una sintesi di cosa dicono solitamente i telecronisti nei momenti più discussi delle partite.

Il “fuorigioco”.

Oramai non è più  fuorigioco SI o fuorigioco NO.

 

Ipotesi A – Una grande squadra segna un gol in fuorigioco

Il film nel 90% dei casi recita:

“i guardalinee nel dubbio non devono sbandierare” (dubbio da tenere a mente)

“fuorigioco millimetrico”

“è un fuorigioco difficile da vedere”

“è un fuorigioco leggero” (in kilogrammi quanto sarebbe?)

Dopodiché di quel gol in fuorigioco si perdono le tracce, guai a tirare in mezzo l’argomento. Diventa fondamentale parlare di calcio giocato, degli aspetti tecnici del gioco. Trattare gli episodi diventa una barba, una noia.

Magari la “grande” squadra vince 3-0 e il commento del “dirigente fenomeno” di turno è il solito “abbiamo meritato, abbiamo dominato la gara” con i giornalisti che annuiscono zelanti.

Ipotesi B (rara)– Una  “piccola” segna un gol in fuori gioco ad una “grande”

Il film di solito recita:

“è fuorigioco!” (e i dubbi sull’alzare o meno la bandierina?)

“errore grave del guardalinee”

Dopodiché l’episodio viene riproposto 5-6 volte durante la partita ed altre 5-6 nel post-partita.

Di calcio giocato neanche a parlarne.

Ipotesi C – Una piccola segna un gol buono ad una “grande” ed il guardalinee segnala un fuorigioco inesistente

Ecco che:

“l’azione è stata rapida, il guardalinee ha sbagliato e in fondo tutti sbagliano”

“era difficile da vedere” (buono per tutte le stagioni)

Di quella situazione poi se ne perdono le tracce, torna importante il parlare di calcio giocato, del modulo, della prestazione e via discorrendo.

Gestione cartellini e rigori.

Per il cronista medio  queste situazioni sono di più semplice gestione.

I cartellini mancati alla “grande” di turno rientrano in un “gioco duro e permissivo” da parte dell’arbitro.

I cartellini non mancati alla “piccola” di turno li prevede il regolamento. Facile.

Stesso dicasi per i calci di rigore inesistenti.

I rigori inesistenti dati ad una “grande” ci possono stare. Sono frutto della pressione, del gioco, della costante permanenza nell’area di rigore.

I rigori mancati ad una “piccola” non fanno notizia, gli abbonati  di quelle società sono pochi e quindi si può anche soprassedere.

Per cercare di ovviare a queste telecronache incomprensibili e irritanti si sono inventati le “telecronache tifose” che sono inascoltabili per gli stessi motivi. La pezza è stata quasi peggiore del buco.

Comprendo l’esigenza di dover far felice gli abbonati, ma teoricamente ci sarebbe la deontologia professionale. Finché la “balla” la racconta il commentatore tecnico, spesso un ex-calciatore, ci può stare.

Il problema nasce quando la balla la racconta il giornalista.

Io (e forse non solo io) che ascolto ho voglia che qualcuno mi racconti i fatti, non mi va di ascoltare le emozioni di un altro tifoso telecronista o le balle di un giornalista al soldo di questo o quello.

Esempi di grande deontologia professionale ci sono. Basterebbe andare nelle radio RAI e prendere esempio.

Che ognuno di noi (cronisti compresi) sia tifoso lo sappiamo, ma anche il tifo è accettato più volentieri se c’è onestà e passione nel raccontare i fatti.

Sono convinto che per rendere migliore questo gioco ci voglia la collaborazione di tutti, e un giornalista che racconta quel che vede sarebbe di grande aiuto a stemperare gli animi e ad accettare eventuali errori.

Sbagliano tutti, compresi arbitri e guardalinee, cercare di nascondere gli errori non fa che alimentare il sospetto della malafede e in questo modo non si rende un buon servizio al gioco del calcio.


 

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